Affamati di benessere

sperco

 

Una full immersion nel mondo green: affrontando innanzitutto le tematiche correlate allo spreco, ma divulgando e valorizzando tutti gli argomenti riguardanti la sostenibilità ambientale e il ruolo dei consumatori nei processi che puntano a un suo miglioramento. Giunto alla seconda edizione, WiGreen – Forum sulla Sostenibilità Ambientale, che si è svolto in febbraio a Milano, ha rappresentato un’occasione di confronto per tutti gli attori coinvolti nelle azioni mirate alla salvaguardia dell’ambiente.Il tema dello spreco è stato analizzato e declinato secondo tre differenti chiavi di lettura: alimentare, ambientale ed economica. Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti dell’argomento è aumentata notevolmente. Non è un caso che, nell’ambito del piano nazionale di prevenzione dei rifiuti, l’Italia stia lavorando per fare in modo che il 2015, in concomitanza con l’Expo di Milano, possa essere eletto come l’Anno europeo contro lo Spreco.  Sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema è ormai un’esigenza indifferibile.

 

Numeri sconcertanti

Bastano alcuni numeri a dare l’esatta misura del fenomeno. Stando ai dati della Fao, ogni anno vengono sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione mondiale di alimenti. Un aspetto preoccupante: per lo sperpero di risorse irrimediabilmente perse in un periodo di forte crisi e per lo sconcerto che scaturisce dalla dilapidazione di beni che, in diverse parti del mondo, risultano estremamente preziosi. Nonostante la crisi, dunque, si acquista più cibo di quello che serve. 
Lo scarto di cibo commestibile ha luogo in tutte le fasi della filiera: dalle perdite nella raccolta e stoccaggio fino alle cattive abitudini dei consumatori nell’acquisto e utilizzo dei prodotti alimentari.Secondo la Commissione Europea, ogni anno in Europa si sprecano 89 milioni di tonnellate di cibo. Le ultime statistiche fornite dal Politecnico di Milano documentano uno spreco nazionale, lungo l’intera filiera, pari 6 milioni di tonnellate di cibo all’anno: equivalenti all’8% della spesa. Un comportamento che, oltre ad appesantire i dati dello spreco ambientale, rappresenta un danno per l’economia e l’ambiente. Il cibo che finisce nella spazzatura brucia risorse naturali e genera rifiuti ed emissioni inquinanti che finiscono direttamente nell’atmosfera.

 

L’impatto economico

Lo spreco di cibo non si traduce soltanto nello sperpero di un bene primario e carente in diverse zone del mondo. Il danno coinvolge anche l’ambiente e i diversi sistemi economici nazionali. Il consumo dissennato, dunque, non è più sostenibile. La Fao ha calcolato l’impatto economico di questi sprechi: pari a 550 miliardi di euro l’anno. Inevitabili anche le ripercussioni per l’ambiente. Il Wwf, in collaborazione con la Seconda Università di Napoli, ha provato a quantificarle. Soltanto in Italia, nel 2012, sono stati sprecati 706 milioni di metri cubi di acqua e 14,3 milioni di tonnellate di CO2 attraverso gli alimenti scartati dai consumatori.

 

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