Bulgaria, nuova frontiera

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Pizza, rustici, banitza (una specie di pizza di pasta sfoglia condita con formaggio greco), pita. La confusione in Bulgaria è sicuramente tanta quando si parla di cibo italiano e di pizza in particolare. Ma l’interesse e i buoni risultati per un mercato in lenta, ma costante crescita non mancano. E’ infatti forte la tradizione dello street food, il mangiare per strada, e la pizza si presta ovviamente a questa abitudine. Tanto che le vetrine per la vendita delle pizze sono decisamente più frequenti delle normale pizzerie. I locali, dalle insegne costantemente italiane, siano essi pizzerie o ristoranti, appartengono ancora però a un livello decisamente elevato per gli standard bulgari, attirando stranieri e quegli strati della popolazione dalle maggiori possibilità economiche. Basti pensare che a Sofia, capitale da oltre 1milione e 300mila abitanti, le pizzerie tradizionali sono poco più di 10, con un mercato potenziale enorme.

 

Prezzi minimi (per noi)

L’interesse è alto per la principale pietanza italiana. Vedi, tra l’altro il nostro articolo pubblicato a pag XX. Un interesse concreto, al punto che recentemente, tra un concorso e una manifestazione per incoronare il miglior pizzaiolo di Bulgaria, è nato persino un dibattito ministeriale relativo alle norme da applicare per la sua cottura. In sostanza, forno a legna o forno elettrico? Quale sistema deve essere utilizzato per il bene del consumatore? Nel frattempo sono le catene internazionali a farla da padrone, con Domino’s e Victoria forti già di diversi punti in tutta la Bulgaria. Prezzi? Minimi, almeno per un occidentale. Una Margherita 2 euro, una prosciutto e funghi 3, una quattro formaggi arriva al massimo a 4 euro. Per i bulgari invece il prezzo è in linea con quello degli altri ristoranti, un po’ come se in Italia una Margherita costasse quanto una bistecca.

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