Ristorazione, volano per il turismo

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Tutti i ristoranti che hanno aderito al progetto “Alla ricerca del piatto perduto”, ideato da Fipe per celebrare la Giornata Mondiale del Turismo, individuata dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) nel 27 settembre, si sono impegnati a inserire nei loro menù il piatto tipico del loro territorio. La specialità della loro provincia è diventata così la bandiera gastronomica di quella zona, segno di distinzione nel mondo. Il cliente, ovunque si sia trovato, ordinando quella specialità ha avuto la consapevolezza di mangiare alla maniera degli abitanti di una determinata area geografica. L’iniziativa Fipe “Alla ricerca del piatto perduto” ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del turismo come risorsa strategica per il nostro Paese da un punto di vista economico e sociale e dimostrare come la ristorazione italiana giochi un ruolo fondamentale per rendere ancora più attraente l’Italia come meta turistica.

 

Una grande festa

L’idea è stata accolta con entusiasmo da parte dei ristoratori tanto che il numero di chi ha aderito all’iniziativa ha raggiunto le 700 unità. “Partecipare a questo festeggiamento – ha sottolineato Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio – vuol dire diventare il protagonista principale della Giornata. Siamo contenti che centinaia e centinaia di ristoratori da Trento al Agrigento abbiano celebrato la Giornata Mondiale del Turismo per il tramite della gastronomia. Noi crediamo che la ristorazione permetta ai popoli di conoscersi e di capire il loro passato, il loro presente e anche il loro futuro. Non a caso la tavola tipica rappresenta il secondo motivo di scelta dell’Italia come meta turistica da parte degli stranieri e rappresenta addirittura il primo motivo per chi sceglie di tornarvi”.

 

La puntualizzazione

Stoppani ha voluto però aprire anche una parentesi su alcuni luoghi comuni negativi che pesano immeritatamente sull’universo pubblici esercizi, mondo che lui rappresenta. “Non è possibile – ha dichiarato – che un settore ampio come quello dei pubblici esercizi formato da 230mila imprese in grado di dare lavoro a 750mila addetti e di contribuire alla formazione del prodotto interno lordo con un fatturato aggregato di circa 70 miliardi di euro possa essere ricondotto esclusivamente a storie di evasione fiscale, di creazione di inflazione e di negligenze igienico-sanitarie.In buona sostanza, nel considerare questo mondo, piuttosto che ai numeri che il settore complessivamente esprime o ai valori che custodisce e trasferisce in termini di qualità, di professionalità, di ospitalità, di socialità, di cultura, di salvaguardia, tutela e promozione del patrimonio enogastronomico, si guardano e si enfatizzano i difetti che lo caratterizzano, generalizzandoli e a volte offendendo anche operatori che fanno della passione, della serietà e della legalità il loro stile di vita e professionale. Incidenti occasionali e le colpe di una minoranza, che vanno combattute e sanzionate, non possono essere incautamente addebitate ad un settore pieno per fortuna anche e soprattutto di operatori corretti”.

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