Rustico-chic di talento

magiono

Dalla ristrutturazione in chiave bio-architettonica di un antico mulino del ‘500 è nato il Mulino Grande di Cusago (MI), eco-hotel di appena 21 camere inserito nel parco agricolo sud di Milano. E dall’esterno pare ancora tale: una bellissima cascina lombarda. Per tutelarne l’identità più autentica, infatti, non sono state apposte né scritte né insegne, quasi a voler far sì che questo luogo magico si riveli discretamente solo agli occhi dell’osservatore più attento. Dettagli come le macine nella reception o la pala ad acqua ancora perfettamente funzionante fanno da giusta cornice al suo ristorante, Il Magiono, cuore di questo piccolo gioiello che miscela perfettamente il calore della tradizione e lo charme minimalista di pezzi di design moderno. Una menzione a parte va all’ampio pergolato in ferro che in estate offre ai commensali un suggestivo scorcio sulla Rocca Viscontea di Cusago.

 

Pasta fatta in casa

Con le ampie vetrate che danno sul bio orto-giardino, le travi a vista e dettagli d’autore per una mise en place di grande raffinatezza, Il Magione (55 coperti) offre alla clientela il contesto ideale per apprezzare un menù aggiornato sulla base delle reperibilità stagionali, caratterizzato dalla filosofia del chilometro zero che privilegia i fornitori locali e che attinge anche al proprio orto per fresche misticanze, erbe aromatiche e altri ortaggi. La pasta è rigorosamente fatta in casa in omaggio al passato del mulino. Naturalmente, oltre alle paste ripiene e non, uno dei re dei primi di ambito territoriale è il riso declinato in forme differenti e “cremosamente sposato” con formaggi locali o lombardi. Una delle ricette manifesto è il risotto mantecato al bagoss e pane croccante.

 

Tradizione creativa

La scelta della materia prima di grande qualità guida anche la lista dei secondi. Guancette di bue brasato con polenta morbida, quaglia arrostita con asparagina e il suo uovo, filetto di maiale con piccola purea di zucca sono solo alcune delle ricette proposte. Tradizione e creatività anche nei dolci. Ci si può deliziare con un impeccabile tiramisù o con una croccante cialda di farina di castagne abbinata a una vaporosa spumetta di cachi, una mousse al cioccolato e Thè Earl Grey con il suo caramello leggero oppure una cheese cake con composta di frutti di bosco e gelato allo yogurt. Molta Lombardia, ma non solo, nella carta dei vini che presenta una nutritaselezione di spumanti Franciacorta. Particolarmente ricca anche la lista di distillati e di spiriti da meditazione. Un pasto completo viene proposto a 40 euro, bevande escluse.

 

 

 

Uno chef a cinque stelle

 

Alla guida, in cucina, il giovane e dinamico chef Domenico Notturno. Il Park Hyatt di Milano è stata la sua ultima esperienza prima di Mulino Grande. Romano, ha iniziato la sua carriera all’elegante ristorante Enoteca Capranica, con la consulenza di Angelo Paracucchi. Tra le altre esperienze vanta il Park Hotel di Londra e il Quisisana di Capri, dove ha incontrato il maestro Gualtiero Marchesi e Davide Oldani. Marchesi l’ha fortemente voluto all’Albereta di Erbusco accanto allo chef Carlo Cracco. Oldani l’ha portato al Giannino di Milano, proprio nell’anno del riconoscimento della stella Michelin. In seguito ha raffinato ulteriormente la propria maestria accanto al cuoco più famoso del mondo, Alain Ducasse, nei ristoranti di Montecarlo e di Parigi. Prima di tornare in Italia ha lavorato con la griffe Buddha Bar, seguendo la cucina del Barlotti, unica proposta italiana a Parigi del famoso gruppo George V.

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