La “Pizzeria dell’Anno”

pedrocchino

 

Descrivendolo per la registrazione all’impiegato del Comune di Campodoro (Padova), Antonio lo illustra come un locale con l’esterno ad arcata e portico annesso. L’impiegato, riferendosi al celebre bar di Padova, chiede: “E’ come il Pedrocchi?”. Antonio, sorridendo, risponde: “Beh, un po’ più piccolo, un Pedrocchino”. Da quell’intuizione nel nome nasce, nel 1964, quella che oggi è stata considerata la miglior pizzeria d’Italia 2013 secondo i quasi 3.000 consensi (su 12.000 voti validi) ottenuti nel concorso “Il Gastronauta d’oro – La Pizzeria dell’Anno indetto dal celebre “Gastronauta” Davide Paolini sul proprio sito. Ma partiamo dal principio. Di ritorno dall’Australia dove era emigrato anni prima, Antonio Rampazzo acquista un bar dove si mangiano panini e si beve “l’ombreta de vin“. E’ il classico bar di paese che Antonio, con la moglie Silvana, trasforma da subito: inserisce la birra alla spina, assoluta novità per quei tempi (siamo nel 1965!), che Antonio aveva scoperto in Australia e fa diventare il Pedrocchino una piccola e accogliente trattoria dove la sera è possibile mangiare cucina casalinga veneta, come le frittatine e la trippa, il baccalà e la pasta fatta in casa. I Rampazzo vanno avanti così per diversi anni, mentre i due figli Walter e Nicola crescono e fanno propria la passione per quel “piccolo Pedrocchi”. Si arriva così al 1982: sta per cominciare l’era “Craxi”, l’Italia è campione del mondo di calcio in Spagna con Sandro Pertini che esulta e nella finale con la Germania, sul 3 a 0 per noi, grida: “Non ci prendono più”. Ma è anche l’Anno Zero delle pizzerie, fino ad allora, almeno al nord, poche e senza gloria, ma da lì in avanti uno zoccolo duro della gastronomia made in Italy. Così come papà Antonio ebbe la felice intuizione della birra alla spina vent’anni prima, i due figli Walter e Nicola capiscono che è l’occasione giusta e si lanciano nella nuova avventura. Che si trasforma negli anni in uno straordinario successo. In cucina aggiungono un forno (Marana per la precisione) e nel menù qualche pizza. E si dividono i compiti: Walter ha passione per gli impasti, gli ingredienti e per la pizza, Nicola si trova meglio tra la gente.

 

 

Da un errore un successo

 

“Ricerca ed evoluzione continua, come da insegnamenti del babbo e tanta passione e voglia di imparare e migliorarsi sempre. Ecco il segreto del Pedrocchino”, spiega Walter Rampazzo, che dalle pizze semplici oggi è arrivato a proporre una serie di pizze gourmet. E che sbagliando ha persino indovinato. Quella del Pedrocchino, infatti, è una pizza ovale, nata proprio dal fatto che all’inizio Walter non riuscì a farla perfettamente tonda. “La proposi così e i clienti ne rimasero entusiasti”. Naturalmente Walter si è poi perfezionato, ma la pizza ovale alla Pedrocchino è diventata un mito. “Oggi Pedrocchino è una realtà con 100 coperti interni e 140 esterni (e con una splendida piscina a fare da contorno alla zona estiva, ndr) – aggiunge Nicola -. Siamo una dozzina tra famigliari e collaboratori e la nostra clientela è eterogenea, dal professionista alle coppie, dai giovani alle famiglie”. Tutti al Pedrocchino per degustare le pizze in un menù ricchissimo di proposte. Dalle classiche (marinara, margherita ecc) alle “speciali” (da quella con baccalà alla pizza con pomodorini, brie ed erba cipollina), dalle “stagionali” (tra le tante quella alla zucca o ai carciofi freschi, gorgonzola e speck) fino alla pizza fritta con bufala o con burrata e alla pizza Confit, nelle quale si utilizzano pomodorini di prima categoria che vengono “sbollentati”, privati di pelle e semi, conditi con sale e zucchero di canna e passati a forno per 2 ore a 100 gradi.

 

 

Farine al top

 

“Non solo procedimenti accurati, ma anche scelta di materie prime di primissimo livello sono le caratteristiche che contraddistinguono la nostra offerta”, precisa Walter Rampazzo. Tra le materie prime utilizzate, la farina Le 5 Stagioni di Agugiaro&Figna Moilini e una serie di farciture davvero ghiotte. Come le acciughe spagnole Cantabriche, i capperi di Pantelleria e le olive taggiasche, ingredienti di una delle pizze Confit o lo squisito culatello, guarnizione possibile per la pizza fritta. Insomma, passione, ricerca, evoluzione, materie prime di qualità e fantasia dei titolari hanno fatto diventare questo locale la Pizzeria dell’Anno 2013, premio celebrato con una serata speciale e oltre 400 invitati ripresi e in parte intervistati anche dalle telecamere di Pizzafood.tv, la nostra web television. Perché da quel lontano 1964 il Pedrocchino ne ha fatta di strada, diventando famoso. Quasi quanto il “fratello maggiore” Pedrocchi.

 

 

Prezzi light

 

Aperto dalle 7 alle 2, chiuso il giovedì, l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre, al Pedrocchino si spende per mangiare la pizza una media di 15 euro, conto che oscilla tra i 25 e i 35 se si vuole cenare con cucina tipica veneta. Tra i piatti consigliati, cappellacci di zucca serviti con guazzetto di carciofi freschi o pasticcio pedrocchino (tra i primi) e trippa alla pamigiana o baccalà alla vicentina tra i secondi.

 

 

 

 

 

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