Semplicità e sapori

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Andrea Dalla Costa e Gianluca Ballarini si sono conosciuti a Milano sui banchi dell’università. Ma dopo alcuni anni in giacca e cravatta decidono di cambiare vita e lavoro e sfogare la passione per la buona cucina. Gianluca è piacentino e propone ad Andrea di portare a Milano un po’ della sua Piacenza per creare un posto dall’atmosfera conviviale, in cui si possano gustare ricette tradizionali piacentine e il vino di quella terra. Nell’agosto del 2009 nasce così l’osteria piacentina Pane e salame di Porta Romana. Ma dopo due anni l’avventura continua con l’apertura de Il Piacentino, osteria con cucina tipica. Ancora più di prima, c’è la voglia di diffondere la cultura e le tradizioni gastronomiche di una terra ricca e generosa, per portare sulla tavola il miglior vino, i salumi più pregiati, lo gnocco fritto, la burtleina e la pasta fresca fatta a mano come una volta, nell’atmosfera allegra della campagna piacentina.

 

Vino in scodella

L’ambiente è caldo e informale. Impossibile per la clientela non sentirsi a proprio agio a questi tavoli in stile piacentino di fine ‘700. Alle pareti ci sono fotografie storiche e oggetti originali in legno e rame che erano usati nella campagna (e che sono stati ritrovati nelle cantine e sui mercatini di provincia). 
I colori dominanti sono il bianco e il rosso, gli stessi dello stemma del Comune e della Provincia di Piacenza oltre che dei suoi vini. Vino che qui si beve in una scodella di porcellana. Aperto anche a mezzogiorno, propone un ricco ventaglio di piatti che ricordano la cucina di casa: insalate, zuppe e primi, secondi di carne con contorno di verdure fresche o cucinate oppure un tagliere di formaggi e salumi per una veloce e gustosa pausa pranzo.

 

Cucina dei territori

La cucina piacentina è fatta di rustica semplicità, del gusto per la qualità e bontà delle materie prime: è il risultato soprattutto di varie componenti. Si distinguono le influenze di quella emiliana del salume e della pasta; di quella lombarda del riso, della trippa, dei pesci del Po e della salsiccia; di quella ligure che fa grande uso della verdura. Vi è poi una base comune in tutto il Nord Italia che è quella della polenta, piatto povero per eccellenza, e delle paste ripiene. Qui, ciò che non si finisce al tavolo lo si porta a casa: in una pratica ‘doggy bag’ il cibo, in un sacchetto la bottiglia di vino, con la possibilità di comprarne un’altra a metà prezzo. A pranzo si spendono 10 euro, alla sera 20/35 compreso il vino. Le mezze porzioni sono calcolate al 75%. Una formula che ha fatto centro.

 

 

Sfoggio di tipicità

La tradizione innanzitutto. Ecco alcuni dei piatti storici della cucina piacentina presenti in menù.

Tagliere di salumi misti 
(coppa, salame, pancetta, culatta, lardo pestato sott’olio)

Tortelli di magro intrecciati a mano (tortelli a treccia ripieni di ricotta e spinaci conditi con burro e salvia)

Cestino di gnocco fritto (Chisulei)

Cestino di bortellina (Burtleina)

Pisarei e fasò 
(i tipici gnocchetti di pan grattato con sugo di pomodoro e fagioli)

Picula ‘d caval 
(ragù asciutto di cavallo servito con polenta)

Battuto di cavallo crudo (carne tritata da gustare condita con o senza aglio)

Buslan con la Malvasia (la ciambella della nonna da intingere nel vino dolce)

Sbrisolona 
(dolce alle mandorle di tradizione contadina).

Anche la carta dei vini riflette l’assoluto legame con il territorio.
 Le etichette proposte offrono una panoramica della produzione enologica delle valli piacentine dai confini con l’Oltrepò Pavese a quelli con la provincia di Parma.

 

 

 

 

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