New York è Eataly

All’ingresso quasi non te ne rendi conto. Ma una volta entrato, più cammini più resti sbalordito. L’unico, vero, grande tempio della cucina italiana, della nostra tradizione gastronomica e delle sue eccellenze alimentari lo trovi a New York. L’indirizzo è semplice: 200 5th Avenue, dove la Quinta e la Broadway si incontrano, dunque nel cuore della Grande Mela. Tutto il pianoterra di un edificio storico: 5 mila mq con tanti punti di ristorazione e punti vendita dove trovi di tutto e di più: pomodori pelati, pasta di tutte le qualità, prosciutti e salumi, mozzarelle e formaggi freschi di giornata, pani per tutti i gusti, il meglio della pasticceria italiana e l’espresso quello vero. E alle pareti scritte, manifesti, locandine che spiegano perché questi prodotti sono eccezionali. Un megastore all’americana, d’accordo, ma dove può starci tutta quella roba in vendita e da servire già cucinata? La scheda di Eataly (contrazione delle parole eat che in inglese vuol dire mangiare e italy) rivela che ci sono altri mille metri sotterranei e 650 sul tetto, nel rooftop dove Mario Batali, titolare di una catena di ristoranti assai famosa, gestisce un locale fino alle 2 di notte.

Investimento kolossal
Già, perchè Eataly tira su la saracinesca alle 6 di mattina e fino a tarda sera è un via vai di gente che mangia, sceglie, compra e guarda per tornarci. Insomma un megastore della tavola made in Italy secondo il concetto del gigantismo  americano. ”Qui sono al lavoro circa 200-250 persone in due turni, 7 giorni su 7 – spiega Oscar Farinetti, il fondatore della catena alimentare – impegnati a gestire 6 diversi ristoranti monotematici: pasta, pizza, carne, verdura, pesce e uno dedicato soltanto a dessert e frutta. Ci sono anche un angolo caffè, uno del cioccolato, la pasticceria oltre a un piccolo birrificio americano”. Dietro Eataly, che ha aperto i battenti il 31 agosto dello scorso anno, c’è il format sperimentato con successo a Torino, ma qui con un investimento di 25 milioni di dollari (a Torino fu di 20 milioni di euro, quando aprì il primo spazio al Lingotto, nel gennaio del 2007) e un break even point (punto di pareggio economico) intorno ai 40 milioni di fatturato annui. Impresa coraggiosa ma non impossibile perché basta entrarci a un’ora qualunque di un giorno qualunque per rendersi conto come la gastronomia italiana sia forse al primo posto nel mondo, quanto piace agli americani e quanto sia stato tempestivo, oggi più che mai, celebrarla con un megastore di queste dimensioni: del resto New York, non è una novità, è sempre stata abituata a imprese titaniche,  “over size”.

Mangiare italiano
Nonostante la Grande Mela proponga una considerevole collection di ristoranti e pizzerie made in Italy, Eataly sancisce ufficialmente il trionfo della nostra tavola. Non a caso, il giorno dell’inaugurazione, anche il sindaco di New York Michael Bloomberg ha mollato ufficio, riunioni e impegni ed è venuto a degustarsi una pizza doc. Ha scritto un quotidiano di qui: “Da oggi l’America mangerà ancora di più italiano. Eataly, la catena di megastore della ristorazione e dell’alimentazione italiana, fondata nel 2004 da Oscar Farinetti sulla scia della filosofia Slow Food e con l’intento di riscoprire le radici enogastronomiche del Belpaese, sta diffondendo a Manhattan un nuovo approccio con il cibo made in Italy, diventando a tutti gli effetti il più vasto mercato di prodotti e vini tricolore sulla faccia dell’America”.

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