Polonia, strada in salita

varsavia

Una situazione più unica che rara, nella quale domanda e offerta sembrano scontrarsi a scapito della qualità generale. La Polonia, una delle nazioni probabilmente in maggiore ascesa nell’est europeo, rappresenta un territorio minato per la pizza. Perché? Presto detto. Mentre le pizzerie d’asporto sentono la forte concorrenza dei diffusissimi banchetti degli hot dog e dei kebab, le pizzerie tradizionali pagano dazio i gusti dei polacchi, così diversi dai nostri da rendere difficilmente proponibile l’alimentazione tricolore. Varsavia, per fare un esempio, pullula di locali, kebab, ristoranti e pizzerie. Ma solo l’alta ristorazione, con prezzi alla portata di pochi, ha saputo mantenere le proprie tradizioni. La pizza invece ha il più delle volte dovuto rinunciare alla propria qualità per abbassare i costi e rendersi appetibile alle masse.

 

Voci fuori dal coro

La qualità, si sa, ha un suo prezzo. Un prezzo evidentemente troppo elevato per i canoni della Polonia. Ecco allora che in molti hanno preferito virare su un’offerta “filopolacca”, fatta di condimenti particolari e bassa qualità. Pizze ultracondite, rigorosamente ricche di cipolle e materie prime locali spesso scadenti. Si salvano, in qualche modo, le catene Vapiano, già conosciuta e apprezzata in Austria, e Pizza Dominium, catena polacca presente in 9 città che offre pizze cotte a legna con servizio take away dai 22 ai 26 zloty (tra i 5 e i 6 euro). Buona, a Varsavia, la pizzeria “A modo mio”. Un raro arredamento caldo, accogliente, italiano. Pizza valida e cotta nel forno a legna, con prezzi che variano dai 17 zloty (5,30 euro) della marinara ai 28 (6,62 euro) della “zola e pera” fino ai 38 (9 euro) della sovrabbondante “bunga bunga” (pomodoro, mozzarella, fichi, prosciutto crudo, acciughe, aglio, peperoncino, pomodori secchi, spinaci). Promossa, nella città industriale di Lodz, “Fieropizza”. I prezzi sono in linea con quelli della capitale Varsavia, ma dal forno a legna si passa a quello elettrico, dagli arrendamenti curati si scende a quelli più semplici, il ristorante perde completamente i tratti italiani e si trasforma in uno spazio pensato anche per mangiare. Ma almeno la pizza, tolta la metà del condimento, non è poi tanto male.

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