Cinese davvero!

cecilia

Dimenticatevi quei ristoranti cinesi bui e un po’ kitsch, con specialità unte e dal sapore indefinibile, o quei ‘all you can eat’ che di giapponese hanno solo il nome. Il ristorante di cucina orientale Riso che si trova a Testaccio è tutta un’altra storia. A cominciare dalla location, uno storico negozio di nautica del quartiere, ristrutturato mantenendo alcuni elementi architettonici. Si è venuto così a creare uno spazio ampio e arioso, dallo stile contemporaneo industriale che mantiene però una grazia orientale, che si concretizza per esempio nel giardino d’inverno di bambù, che si intravede dalle grandi vetrate della sala, così come nei pochi oggetti e mobili laccati sapientemente posti qui e là negli 800 metri quadri a disposizione. Ai tavoli ben distanziati nella grande sala centrale, se ne aggiungono alcuni all’ingresso, mentre una sala interna in fondo resta separata grazie a pareti traforate e giochi di luce. All’entrata troneggia un lungo bancone dove all’ora di pranzo c’è la possibilità di mangiare sushi e piatti pronti, preparati dallo chef che lavora dalla cucina a vista sulla sala principale.

Un mondo di sapori

A due anni dall’apertura, Riso ha conquistato gli avventori per il menù accurato che celebra una cucina cinese tradizionale, in particolare quella cantonese, ma di livello alto, con ingredienti freschi, sapori ben distinguibili, impiattamenti curati e qualche combinazione inusuale e meno conosciuta. I prezzi sono leggermente più alti, commisurati all’ambiente, con antipasti tra i 2-8 euro (che salgono a 12 con tartare e tempura), primi 5-8 euro, secondi tra 7-20 euro, dolci da 4,50 euro. Non mancano i classici antipasti come gli involtini primavera o i ravioli, al vapore o alla piastra, ma anche al manzo o al pesce; si distinguono il panino al vapore ripieno di carne macinata o il foglio di riso al vapore riempito di gamberi. Superba la tempura di gamberi con impanatura di mandorle. Tra gli antipasti anche carpacci, tartare e tataki, insieme alle zuppe, a cominciare da quella di miso, con manzo e bambù, o Wanton con gamberi. C’è anche quella in salsa agro-piccante e quella Dong Yin. Tra gli spaghetti spiccano Udon con manzo, il Ramen di Si Chuan, il riso saltato con pesce, verdure, alla piastra, gli spaghetti di riso alla Singapore o quelli di soia con pesce, fino agli spaghetti di patate dello chef guarniti con gamberi. Per secondo, insieme ai classici pollo fritto con limone o maiale in agrodolce, ci sono piatti più insoliti, come pollo con zenzero e cipolle verdi, la fonduta di controfiletto al curry, il maiale in salsa Yuxian o l’anatra al forno dello chef. Lo stesso vale per il pesce, con alcuni capisaldi, accompagnati da variazioni particolari come il branzino in brodo piccante o le mazzancolle in foglie profumate.

Sushi corner

Discorso a parte merita il capitolo sushi, o meglio i capitoli. Il menù suddivide in sashimi, temaki, nigiri, maki, gunkan e cirashi, insieme a barche e sushi mix. Si va dai 3 euro per un nigiri di orata, un temaki di tonno o un hossomaki di polpa di granchio, ai 3,80 di un gunkan flower o con uova di pesce volante, fino ai 10/11 euro per sake ikura don o un spicy cirashi. Le barche invece partono dai 18 euro della small fino ai 55 dell’extra large.

 

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