La Tonda di Roma

tonda

Come recita il classico detto, “non c’è due, senza tre”. A Roma il colpaccio è riuscito a Stefano Callegari, già patron della pizzeria Sforno e del fortunato 00100 a Testaccio, che da qualche mese, insieme al socio Antonio Pratticò, ha rilanciato con l’apertura di una nuova pizzeria, Tonda, già diventata punto di riferimento nella ristorazione di qualità. Situata nel quartiere di Montesacro, la nuova creatura è un mix equilibrato e vincente delle specialita’ di 00100, i famosi trapizzini, e delle pizze più celebri di Sforno. Il tutto ‘condito’ da una gran varietà di fritti (i fiori di zucca sono ormai famosi e i supplì nelle loro varie versioni, come quella all’amatriciana o ajo e ojo, strappano ululati alla clientela) e una lunga lista di birre artigianali, in bottiglia ma anche alla spina. Il locale, dotato anche di uno spazio esterno, rappresenta “un avvicinamento al centro” rispetto al capostipite Sforno, il primo locale, aperto in una traversa nella zona Tuscolana, spiega Stefano, sottolineando che, come per gli altri, il suo interesse primario è quello di dar vita a una sorta di “laboratorio, più che a un business”. E il richiamo è forte se, come ammette lui stesso, sono sempre di più i ragazzi italiani che si presentano, chiedendo di imparare. “Sarà la crisi…, scherza Stefano, visibilmente compiaciuto.

 

Bianche e rosse

Tante le pizze offerte, in versione sia bianca che rossa, tra gli 8 e gli 12 euro: si va dalla celebre Greenwich con formaggio blue stilton e riduzione di Porto alla Cacio e pepe, versione in pizza del famoso piatto romano, fino alla Fumo con speck e scamorza o quella con gorgonzola, patate e timo. Immancabili i trapizzini (4 euro) in versione mini portati al tavolo dentro un elegante contenitore di vetro. Un incrocio fra una pizza bianca e un tramezzino, frutto della mente creativa di Stefano, queste specie di tasche vengono cotte al forno e farcite con le specialità della cucina romana (coda alla vaccinara, trippa, polpette al sugo, bollito alla picchiapò e lingua in salsa verde). A troneggiare nel locale c’è il forno, frutto dell’abilità di Stefano Ferrara, un’autorità in materia, che ha creato questo gioiello utilizzando le materie prime della sua terra, sabbia e rocce di Sorrento e dal Vesuvio.

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