Miracolo a Ulan Bator

ulan

Provate a immaginare un Paese bellissimo, dagli orizzonti sconfinati, con mandrie di cavalli, cammelli e capre dalla lana pregiata che scorrazzano in libertà, presenza umana ridotta al minimo, colori forti e sole abbagliante. Immaginate di mangiare spezzatino di montone per due settimane, a pranzo e a cena, sempre lo stesso, con lo stesso contorno di verza e carote, buono e unto al punto giusto, ma sempre lo stesso. E poi immaginate di trovarvi improvvisamente di fronte a una pizzeria. Miracolo! E qualche volta il miracolo accade per davvero perché anche a Ulan Bator, capitale della Mongolia, si può trovare e gustare una buona pizza e riprendere contatto con le proprie papille gustative, rese ormai insensibili dalla troppa carne. Tutto questo grazie a Marco Polo: il celebre viaggiatore veneziano, infatti, non solo spunta ovunque in città – con tanto di statua a lui dedicata accanto alla piazza principale – ma dà anche il nome alla pizzeria in questione. Il locale, nato in una strada laterale della più famosa Peace Avenue, è frutto dell’unione tra un’imprenditrice mongola e un italiano.

La clientela apprezza

Uno spazio esterno, sotto ampi tendoni, con un’ottantina di posti a sedere e tavoli di legno in stile alpino, si va ad aggiungere alle altre due sale interne con tanto di bancone e vero forno per dare un tocco di italianità a questo angolo di Mongolia. E l’offerta gastronomica non è da meno: nel menù, accompagnato da foto per aiutare il lettore nella comprensione delle specialità, si puo’ trovare di tutto, dalla “original” Focaccia genovese alla Margherita, fino alla Marinara. Non mancano nemmeno i mix originali come la pizza Hawaii, quella più ‘classica’ al Salmone o quella Messicana. Da bere, la birra locale fa la parte da leone, grazie anche alle ottime produzioni mongole, a partire dalla birra scura per eccellenza, la Karkorum, cui si aggiunge la chiara ‘Chingis Khan’ dal nome del famoso condottiero. E da Marco Polo non arrivano solo espatriati italiani affamati e in astinenza da lieviti nostrani, ma anche numerosi abitanti locali disposti ad attraversare la città, comprese le strade con buche e senza asfalto né luce, per apprezzare la pizza italiana. Per i dolci, la scelta langue, ma dopo due settimane di montone, già la pizza è un miracolo!

 

La carta e i prezzi

In una vera pizzeria italiana che si rispetti non possono mancare alcuni classici, e Marco Polo ce li ha: la Margherita, la Napoletana e la “original” Focaccia genovese. A queste, si aggiungono alcune pizze abbastanza comuni come la Vegetariana o quella al Salmone e versioni più stravaganti come la Messicana (carne macinata, pomodoro e mozzarella) e la Hawaii (bacon, ananas, pomodoro, uovo e formaggio). Non mancano i calzoni, sia ai 4 Formaggi che al Gorgonzola. Prezzi in linea con un ‘miracolo’ in mezzo alla Mongolia: si va dalla Focaccia a 5.100 tugrik (poco meno di 3 euro) ai 15.400 tuk (8,5 euro) della Hawaii, fino ai 16.500 dei calzoni (9 euro) mentre per la Margherita non si va oltre i 10.500 tuk (5,8 euro).

 

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