Host, mercato dinamico

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Che Host sia una manifestazione di riferimento è ormai noto a tutti. Certamente i numeri dichiarati dall’ufficio stampa della kermesse milanese andata in scena dal 21 al 25 ottobre parlano chiaro in tal senso: 100mila metri quadrati netti di superficie espositiva (+10% rispetto al 2009), 1.600 aziende partecipanti (+17%) delle quali 190 new entry e con gli espositori esteri in incremento del 21%. Quello che in realtà non va – e anche quest’anno si è dimostrato essere un tallone d’Achille – è l’aspetto organizzativo, come spiega nel suo commento (box in questa pagina) il nostro direttore. Perché se è vero che i numeri di Host 2011 inducono a pensieri e speranze positivi, d’altro lato non si può non segnalare aspetti davvero sconcertanti nell’organizzazione di un evento di tale portata, una manifestazione fieristica a carattere internazionale. Noi di Pizza&Food, che dell’informazione corretta facciamo tesoro, oltre a raccontarvi la cronaca, abbiamo voluto in queste pagine anche mettere in luce gli aspetti che possono migliorare la qualità di esposizioni fieristiche importanti e il relativo rapporto fiera-espositore.

 

L’impegno della produzione

Le aziende ce l’hanno messa tutta per presentarsi a questo appuntamento con nuove idee da mostrare ai visitatori (125mila quelli dichiarati con un 34% proveniente da 153 Paesi). Si può affermare che le novità viste in fiera possono essere sintetizzate in tre parole chiave: design, funzionalità e innovazione tecnologica. Alcune aziende hanno puntato su una tecnologia affermata e consolidata migliorando l’aspetto estetico: è il caso di Italforni di Pesaro che ha presentato il forno Bull o di Marana Forni che ha esposto il gigantesco forno Gea o, ancora, di Forni Ceky che, accanto a rivestimenti eleganti, ha migliorato il design di un forno applicandogli una finestra che permette di ammirare la suggestiva luce prodotta dal fuoco della legna. Altri hanno invece puntato a migliorare la praticità di attrezzature già affermate: come nel caso di Kuma Forni, che al suo modello di punta ha modificato, riducendola, la vetrata d’apertura o come Oem che ha collocato la centralina di comando del suo forno Optymo in una posizione che consente una più facile verifica della stessa o, ancora, come Moretti Forni, che con Drop in Design punta all’ottimizzazione degli spazi con forni a incasso. Ancora, il forno Giotto di Velma con platea in porfido, Sud Forni con la vetrina riscaldata, nonché Esmach con GL.Mini, macchina per produrre lievito. Ma anche tante altre realtà si sono presentate con nuove “frecce” nel proprio arco: Gemm con la raffinata wine library, vetrina per bottiglie, Ambrogi con il forno legnagas, Avanzini con una versione più piccola dell’affermato bruciatore Drago, Alfa Refrattari con il modello Capri, Gi.Metal con nuovo logo aziendale e l’inedita linea di pale e portapizza in legno, Gam con un nuovo gioiello elettrico, la polacca Furmis con l’ecoborsa per trasporto e consegna a domicilio di pizze, Forni Valoriani con un forno particolare dedicato alla cottura la brace, cioè con piastra girevole e vasca di raccolta oli, Sacar con un forno a legna e gas, Novaltec con la nuova versione di generatori di vapore Pawnee, Pavesi di Modena con il “90”, Humidea con EcoDyger, geniale attrezzatura per lo smaltimento di rifiuti organici, Morello Forni con il forno bracere, Rinaldi Superforni con nuovo logo comprensivo anche di simpatico “omino”. A questa edizione, per la prima volta, hanno partecipato anche alcune aziende di food, in particolare produttori di farine. Tra questi, Molino Pasini, che nello stand con il distributore Sanfelici (erano accanto a quello del Consorzio ProPizza di cui fanno parte) ha presentato l’ultima creazione: la farina  tipo “1” Primitiva, disponibile nelle versioni 100, 300 e 400. Tra le altre presenze, Molino Gatti con Pizzasana e Molino Spigadoro con la linea Nutridea. Per la cronaca, nello stand di Pizza Italiana, hanno attirato l’attenzione alcuni show della Nazionale Acrobati Pizzaioli mentre durante la kermesse, a giorni alterni, alcune aree speciali hanno ospitato gare di pizza.

 

Il commento

Anche a Host presente anche l’Ucas (Ufficio Complicazioni Affari Semplici). Struttura imponente, per certi versi affascinante, aziende soddisfatte per i contatti ottenuti. Host ha tutte le carte in regola per essere una grande fiera. Ma allora perché complicarsi la vita (l’Ucas del caso) peggiorando il rapporto fiera-espositore con un’organizzazione non all’altezza? A cosa mi riferisco? Mi riferisco, in particolare, a certi balzelli che soltanto in un Paese come il nostro vengono imposti con una naturalezza sorprendente, ma che le aziende digeriscono sempre meno. A cosa mi riferisco? Ai costi per la pulizia degli stand, a quelli assurdi (75 euro per 5 giorni) per il parcheggio interno, a quello degli allacciamenti per l’acqua, fino a quelli – davvero da non credere – per il collegamento Wi Fi che nel resto del mondo sono gratis. Certo, la fiera ha dei costi che deve sopportare. Ma anche costi inutili che potrebbe evitare (e che non ricadrebbero sugli espositori). Un esempio? A che servono le decine di addetti agli ingressi auto delle varie porte e che creano pure lunghe code di auto? Una sbarra con un pass e un paio di addetti non sarebbe sufficiente? E se proprio si deve, perché non forfettizare certi costi inserendoli nel pacchetto di vendita dello spazio espositivo invece di aggiungerli successivamente? Insomma tipo: “Caro cliente per la fiera spendi tot tutto compreso”. Invece, in modo tipicamente italiano, le aziende si ritrovano con costi che non si aspettano. Come quello per il Wi fi, ridicolo, se si pensa che non si paga da nessuna parte. Un costo che suona davvero come “questi mi stanno fregando”. E questo al di là della crisi attuale che, a maggior ragione, certi balzelli dovrebbe far sparire. Senza contare che in passato, quantomeno, nelle fiere si vendeva, si facevano ordini. Oggi ci si limita ai contatti che poi, forse, si tradurranno in clientela nuova. E allora, invece dell’ufficio Ucas, o dei troppi addetti agli ingressi auto, perchè non potenziare l’ufficio tecnico che prima della fiera ha sempre code lunghissime di espositori e due poveri impiegati che non possono risolvere i problemi di tutti? Meditate gente, meditate…

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