“Se non ora, quando?”

donna pizzaiola

“Siamo donne, oltre le gambe cìè di più”. Era il ritornello di una canzone “furbetta” presentata al Festival di Sanremo una ventina d’anni fa dalle cantanti Jo Squillo e Sabrina Salerno. Un brano di marketing, ma che rivolgendosi alla platea ultranazionale per antonomasia tirava comunque la volata alla parità dei sessi, all’indipendenza femminile, alla possibilità di emergere senza blocchi. Il messaggio, anche se interpretato non proprio da due suffragettes, era in ogni caso una pietra nello stagno. Una voce contro un mondo, soprattutto quello economico e legato al lavoro, che continua “a pensare” (e ad agire) al maschile. Con qualche eccezione a macchia di leopardo. A questo proposito la realtà dei fatti indica che da qualche tempo le cose stanno cambiando nel nostro settore. Finalmente, è il caso di dirlo, l’universo donna comincia a farsi valere  nel mercato della ristorazione, in tutti i suoi segmenti e a qualunque livello. Ci siamo chiesti allora come, al di là dello sbilanciamento dei numeri, le donne “vivano” la pizza dal loro punto di vista, quello professionale. Chi sono? Quali le loro storie, i percorsi professionali, le sensazioni e le aspettative di un lavoro bello ma anche spesso difficile e faticoso come questo?

Creatività e passione

Cominciamo con qualche mugugno, ma non si pensi a opinioni totalmente negative: “Faccio questo lavoro da molto tempo – ci racconta la pizzaiola russa, ma marchigiana d’adozione, Svetlana Ivanova dell’osteria La Fiamma di Macerata – e amo farlo, ma francamente ora è tutto più difficile. Per noi donne è più faticoso, e temo che alcune mie colleghe lo facciano per necessità più che per scelta, visto che il settore funziona ancora. Senza la passione, però, non si va da nessuna parte…”. Per molte professioniste della pizza sembra proprio l’amore per la cucina la molla in più, quella che determina il percorso professionale: “È stato un mix di interesse per la cucina e una sfida verso me stessa – è la pizzaiola polacca Agata Puchowska della Pizzeria Doppiozero di Montecassiano (MC), che parla – che mi ha fatto prendere questa strada. E vedere l’entusiasmo del mio compagno, che fa il mio stesso lavoro, mi ha dato una marcia in più. Amo cucinare, sperimento (e noi donne siamo più creative degli uomini), dò il massimo e in questo modo non sento neppure la fatica, alla quale comunque mi sono abituata. E a fine serata sono felice di quello che ho fatto”. E dal punto di vista imprenditoriale? “So di aver fatto la scelta giusta – non ha dubbi Paola Sabbatini che, oltre a essere una brava pizzaiola, è anche proprietaria del Ristorante Pizzeria La Lucciola di San Severino Marche (MC) – perché mi piace ciò che faccio e credo di aver sempre gestito bene la mia pizzeria, con passione e cervello. E, se tornassi indietro, non cambierei una virgola di ciò che ho fatto fino ad ora”. Idee molto chiare, fin qui, ma non è tutto…

Brave e determinate

Perché, se oltre alle doti imprenditoriali tutte al femminile uniamo quella particolare e unica solidarietà che si può creare tra donne, si arriva a un mix particolare: “La mia è una pizzeria tutta rosa – ci dice Lucia Petrafesa de La Tavernetta di Acqui Terme (AL) – e ne sono felice. Sei donne e un uomo e tutto fila liscio. Bravura in cucina, sintonia fra di noi e, diciamocela tutta, da nessuna ho avuto le delusioni professionali che invece i dipendenti uomini mi hanno dato. Se poi si pensa che la mia pizzaiola Violeta Bita è arrivata da me che neppure sapeva cosa fosse una teglia e ora partecipa con successo ai concorsi… ”. Già le gare, e con loro le nuove leve: “Partecipo quando posso ai concorsi – è il punto di vista della giovane Valeria Abbonizio della Pizzeria Peccati di Gola di Castel Frenano (CH) – perché penso siano importanti: mi confronto, imparo, scambio idee ed esperienze. E ogni tanto li vinco!”. Opinione condivisa anche da Reanna Caspi di Jungle Pizza di Favaro Veneto (VE), che però va oltre: “È un lavoro bello ma gestire il locale e partecipare a corsi e concorsi impegna parecchio, e la vita privata diventa difficile da gestire. Va a finire che gli unici amici che frequenti sono pizzaioli come te, perché sono i soli che hanno i tuoi stessi ritmi di vita. Però così scopri delle persone nuove che hanno la tua stessa passione, e si creano forti legami”. Da quanto emerso, quello della pizza la femminile è un mondo che sta cominciando a uscire allo scoperto in maniera potente. Brave, determinate, creative e felici di quello che fanno. Scommettiamo che fra qualche anno saranno ancora più affermate? Il dado è tratto. D’altronde, come recita il celebre slogan del movimento di riscossa della dignità femminile, “se non ora, quando?”.

 

Un’onda che avanza

 

Avremmo voluto veramente dare i numeri, ma il comparto delle donne pizzaiole non offre purtroppo un panorama né vasto né particolarmente aggiornato di cifre che permettano bene di capire come vanno le cose. Però alcune considerazioni, sulle base delle informazioni ottenute dal centro studi della Fipe, si possono fare. L’identikit della pizza in rosa è fatto di donne giovani, piuttosto colte e imprenditorialmente capaci, che rappresenta una cifra di poco superiore al 20% del totale, ed è in costante crescita. Spesso, quando la pizzeria è donna, presenta dei margini economici migliori rispetto ai locali di proprietà degli uomini e le eccellenze si trovano soprattutto nel nord Italia. Le donne pizzaiole partecipano sempre più a corsi di aggiornamento professionale e non di rado sono anche dall’altra parte della barricata a insegnare ai loro colleghi. Si segnalano sempre di più ai concorsi, che le vedono protagoniste per fantasia, abbinamenti e scelta delle materie prime; in molti casi la classifica finale le vede nelle prime posizioni, a scapito di molti pizzaioli maschi. Insomma, la sensazione è che siamo solo all’inizio. E allora chi le ferma più?

 

 

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