Vestirsi bene, volersi bene

vestirsi

Forse non vi hanno criticato per la qualità della vostra cucina, magari non l’hanno fatto per la celerità del servizio e neppure per il “look” del vostro locale, ma può anche darsi che ci sia stato qualcosa che ai vostri clienti proprio non è andato giù. Una locale pizzeria, un ristorante in genere, è composto di tanti aspetti diversi tra loro ma complementari, come fosse un puzzle nel quale i singoli elementi si devono integrare perfettamente: cucina, servizio, arredamento, cortesia e disponibilità, un buon rapporto qualità-prezzo… manca qualcosa? Sì, l’abbigliamento, a volte sottovalutato o forse non tenuto nella giusta considerazione. Pensateci bene: è un biglietto da visita, e di quelli che contano parecchio, che comunque vi rappresenta. Mettetevi dall’altra parte del tavolo: che impressione trae il vostro ospite quando chi lo serve non solo non è immediatamente identificabile, ma ha anche un’aria sciatta, trasandata e, nel peggiore dei casi, ostenta macchie che raccontato sì di lavoro e fatica ma anche di trascuratezza e disinteresse verso l’aspetto? Anche l’occhio vuole la sua parte… Se poi pensate che, dagli anni ’80 a questa parte, in qualunque ambito lavorativo, per molti è stato più importante apparire, a volte a scapito dell’essere, il gioco è fatto. Come vestite il vostro locale lo sapete benissimo, ma per voi e per il vostro personale cosa fate? Date un’impronta individuale al vostro lavoro, magari attraverso una divisa professionale?

 

Farsi riconoscere

“Per me e per i miei una livrea sempre pulita e stirata è un – racconta Antonio Giordano della Pizzeria Grotta Azzurra di Brescia (www.pizzeriagrottaazzurra.com)–. E su questo non transigo. Deve essere tutto in linea con il livello del mio locale. Stessi colori, uguale aspetto. Nulla di particolarmente ricercato o elegante, ma qualcosa di discreto e, al tempo stesso, immediatamente riconoscibile per i miei clienti”. Nulla da dire, non c’è dubbio, ma qualcuno va ben oltre: “Il mercato dell’abbigliamento professionale offre tutte le soluzioni possibili – segnala Ivan Rea, patron della Pizzeria Ristorante Rose’s Caffè di Frosinone (www.pizzeriaroses.com) – e io ne ho adottata una, personalizzandola con i colori della mia pizzeria. Non solo, ne ho voluta una tutta particolare per chi sta dietro al banco pizza: desideravo che  all’idea di igiene e pulizia. Credo di esserci riuscito, o almeno questa è l’impressione che ne ricavo”. Ecco, il mercato dell’abbigliamento per la ristorazione: mai come in questi ultimi tempi il ruolo del pizzaiolo o cuoco che sia non è più quello di un semplice elaboratore di alimenti. Al contrario, è sempre più protagonista e creativo, il locale ruota intorno a lui e i produttori questo l’hanno capito, e bene. Quindi, soluzioni per tutti, e per tutte le tasche.

 

Fantasia senza strafare

“Senza andare a scomodare i grandi chef e neppure spendere un capitale – non ha certo dubbi Nicola Faltoni, titolare della Pizzeria Ristorante Smile di Arezzo (www.pizzeria-ristorante-smile.com) – si può creare la divisa ideale e io l’ho fatto. Una bella polo colorata, pantaloni tutti dello stesso colore e niente scarpe da ginnastica vistose. Certo, per me è più facile: ambiente giovanile e informale, un locale senza particolari pretese. Basta poco ma ci vuole impegno. L’unica concessione? Logo e nome del locale ricamati sulle polo e un occhio di riguardo per il pizzaiolo, con un tocco di bianco che rimanda immediatamente al concetto di candore e pulizia”. Ma i pizzaioli, o almeno molti di loro, sono anche narcisisti (fanno bene a esserlo, e poi, chi non lo è?). Quindi perché non dar libero sfogo alla loro creatività e al loro desiderio di apparire, di essere visibili?  “Liberi tutti di vestirsi e conciarsi come vogliono? – ironizza Ennio Mariani dell’Osteria Pizzeria La Movida di Foggia (www.pizzeriaosterialamovidafoggia.it) – No, una certa forma ci vuole, anche da me. Ma non voglio negare a me stesso e neppure ai miei la fantasia e la creatività nell’abbigliamento, senza però sconfinare nel volgare. E quindi, tutti insieme, abbiamo scelto un look brioso e colorato, ma al tempo stesso funzionale e che lontano anni luce dal comunicare a una falsa idea di sporcizia o sciatteria”. Una conclusione, solo una: mai come ora l’abito fa il monaco, e di capi e accessori ce ne sono parecchi: comodi, belli e pratici. A ognuno il suo.

 

 

Poche, semplici regole

E’ un vero e proprio mondo, quello dell’abbigliamento professionale dedicato alla ristorazione. Sempre più specializzate le aziende che se ne occupano, e pressoché infinite le possibilità di personalizzazione. Non sparate nel mucchio però, perché spesso la troppa scelta può essere cattiva consigliera: pensate bene, e con molta calma, a ciò che scegliete. Diversi i parametri da considerare: il tessuto deve essere il più possibile naturale per ovvie ragioni di comodità, praticità e traspirazione ma, allo stesso tempo, resistente e facilmente lavabile, occorre prevedere un cambio per ciascuno e attenzione alle taglie… A nessuno piace vedere una persona vestita con un abito troppo grande o troppo piccolo! E poi volate bassi o almeno state allo stesso livello del vostro locale perché “potrebbe essere controproducente, oltre che sbagliato – sottolinea Marco Moretti della Pizzeria Le Magnolie di Cosenza (www.pizzerialemagnole.it) – avere un abbigliamento pretenzioso quando la vostra pizzeria non lo è, così come sarebbe un grave errore l’esatto contrario”. E, aggiungiamo noi, occhio alle scarpe, pochi ci pensano ma molti le notano.

 

 

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