In squadra, per vincere

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Tutti per uno, uno per tutti. Questa formula, pronunciata all’unisono dai moschettieri di Alexandre Dumas incrociando le spade, ben si addice a tutti coloro che lavorano all’interno di ristoranti e pizzerie. Qui – niente paura – non ci sono lame da sguainare oppure battaglie da affrontare, ma sorrisi da sfoderare e clienti da conquistare. L’obiettivo è quello di aumentare la soddisfazione degli avventori e, di conseguenza, il business del locale. Una finalità da perseguire tutti insieme, nessuno escluso: dal titolare al collaboratore, come novelli moschettieri. Il gioco di squadra è fondamentale per raggiungere importanti traguardi sul lavoro, specialmente quando si opera all’interno del mondo della ristorazione. Per attuarlo, è necessario però che tutto il personale abbia un atteggiamento positivo verso l’attività che sta svolgendo; la corretta motivazione dei collaboratori, infatti, è uno dei fattori chiave per raggiungere il successo. Ma come si può ottenere il meglio dai propri dipendenti? Qual è il modo più corretto per creare un ambiente di lavoro sereno? E ancora, i metodi fino a ora utilizzati per tenere unita la squadra di lavoro hanno portato a risultati soddisfacenti? Noi abbiamo rivolto queste domande ad alcuni titolari di pizzerie. Attraverso le loro testimonianze scopriamo insieme come è possibile migliorare il rapporto con dipendenti e collaboratori e rendere il proprio team più produttivo.

 

Il dialogo crea armonia

Affinchè si possa creare una squadra unita e fortemente motivata è necessario, prima di tutto, creare un ambiente di lavoro favorevole. Per fare questo – ne sono convinti i nostri intervistati – il rapporto tra titolare e collaboratori si deve basare sulla fiducia e sulla stima reciproca. “Le figure professionali che lavorano con me – sono le parole di Nicola Vinerbi, titolare del Ristorante Pizzeria Jet Lag di Arezzo – rappresentano un valore aggiunto per il mio locale. Tra noi c’è grande rispetto e tanta stima e per rendere l’ambiente di lavoro sempre più favorevole, lascio loro la giusta libertà. Sono loro l’immagine della pizzeria, sono loro che si rapportano con la clientela ed è necessario che trasmettano un messaggio estremamente positivo”. Il titolare, per alcuni aspetti, deve essere anche un po’ psicologo; deve, infatti, individuare le caratteristiche personali di ogni collaboratore, per approcciarsi a lui nel modo corretto e ottenere il meglio in termini di prestazioni. Deve, inoltre, intuire necessità e difficoltà, per mettere in atto le giuste strategie, con l’obiettivo di giungere alla risoluzione dei problemi. “In questo senso – interviene Monia Carpinone, della Trattoria Pizzeria Miseria e Nobiltà di Termoli, nella provincia di Campobasso – è fondamentale il dialogo. A inizio o a fine servizio, invito i ragazzi al confronto. Io offro loro la massima disponibilità, li ascolto, rispondo alle domande e cerco insieme a loro la soluzione a eventuali problemi. Tutti possono sbagliare, nessuno è perfetto”.

 

Strategie allo specchio

Il dialogo, come abbiamo visto, rappresenta lo strumento grazie al quale è possibile migliorare la produttività di dipendenti e collaboratori e prevenire l’insorgenza di problemi di diversa natura. E se su questo punto tutti gli intervistati sono d’accordo. C’è una questione, invece, che li divide: quella, cioè, relativa all’atteggiamento da tenere nei confronti di chi lavora con loro; l’annosa questione della distinzione dei ruoli. Secondo Enrico Campanile, uno dei titolari della Pizzeria L’Altra Piedigrotta, di Brescia, è importante che vi sia una linea di confine, una distinzione netta dei ruoli, appunto. “Per essere dei buoni maestri è necessario porsi su un piano differente rispetto a quello dei propri dipendenti e collaboratori, sempre nel reciproco rispetto. Questo non significa non essere disponibili, anzi. Cerco di insegnare tutto ciò che è necessario, con pazienza e costanza, per consentire loro di raggiungere l’autonomia sul lavoro”. Un punto di vista molto differente, è invece espresso da Daniele Cannalire, del Ristorante Pizzeria Soul di Brindisi. “Tra me e i miei collaboratori si è instaurato un rapporto che è quasi di amicizia e che io reputo assolutamente positivo. A fine serata, mi fermo insieme a loro, a bere un bicchiere e a parlare di ciò che è andato bene e di ciò che è possibile migliorare, in un clima assolutamente disteso. Spesso, mi reco insieme a loro in un altro locale e a turno, offriamo da bere, proprio come si fa tra amici. Questo li motiva e li fa sentire parte di una famiglia, il cui obiettivo è raggiungere il successo sul posto di lavoro”.

 

 

Premio sì, premio no?

Premio assolutamente sì. Secondo tutti i nostri intervistati è corretto riconoscere il valore delle persone che lavorano all’interno di una pizzeria. Il premio, nella maggioranza dei casi, è di natura economica. Ma esistono anche altri strumenti per motivare e gratificare il personale, per esempio l’elogio. La parola giusta, detta nel momento appropriato, può avere effetti assolutamente sorprendenti, influenzando l’umore del collaboratore per tutta la giornata. Non bisogna mai dimenticarsi che un dipendente contento porta sulla tavola un piatto migliore.

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