Relazioni pericolose

ok

Porte che devono rimanere chiuse lasciate aperte, piante innaffiate maldestramente, automobili parcheggiate dove non si può. E poi ancora urla e rumori nel cuore della notte, odori di cucina particolarmente invasivi che si infilano subdoli negli appartamenti, sacchetti di rifiuti maleodoranti abbandonati in spazi comuni e tanto altro ancora, quasi un elenco infinito. È un vero e proprio universo, quello dei rapporti fra condomini; è un mondo che ti aspetti ma che spesso si sottovaluta, fatto di simpatie e antipatie, amicizie spontanee e odii a volte profondi, piccole e grandi cattiverie, soprusi, diritti negati o calpestati, ma anche gentilezze inaspettate, rapporti di collaborazione reciproca che convengono a entrambi. Spesso, ma per fortuna non sempre, è una faida insomma, che ci coinvolge nel privato ma non solo e non si ferma qui, perché cresce, si muta e segue i malumori, le esigenze e le volubilità del momento e di chi li crea, attraverso anche comportamenti non proprio ortodossi. Ognuno di noi, nel privato, ha e ha avuto questi problemi di dialogo, che si cronicizzano e con i quali quindi dobbiamo convivere, ci piaccia o meno, imparando a gestirli al meglio, per noi e per gli altri. Però c’è un altro aspetto, altrettanto importante se non di più, che riguarda i rapporti che si creano tra le persone che vivono nello stesso palazzo. Ed è quello che nasce quando parte del condominio è occupata da un esercizio commerciale come, è il vostro caso, un ristorante, una pizzeria, un pub. Qui, ci crediate o meno, la faccenda è ancora più complessa e delicata; oltre alle normali relazioni personali, l’abbiamo appena visto, si sommano le difficoltà legate a un’attività professionale destinata a “fare business”. È un delicato equilibrio determinato, oltre che dal lavoro svolto, anche dalle singole persone, dalla loro testa, dalle loro personalità e desideri. Quali i problemi? E le soluzioni? E le vostre esperienze? Partiamo da queste semplici domande, cercando di dare un filo logico a un discorso che non è facile da affrontare, perché le variabili sono davvero tante.

Fragili equilibri

Ci sono però anche alcune certezze. E una ha una faccia, un volto. È la figura dell’amministratore dello stabile. Chiariamo un paio di cose: come in tutti i lavori c’è chi vale e chi no, chi affronta problemi e dubbi con professionalità e chi tira a campare e basta. L’altro punto, ed è purtroppo quello più importante, si può riassumere in un’affermazione: l’amministratore non può fare miracoli. “Tra i palazzi che gestisco ce n’è uno che ospita un locale di Milano particolarmente di moda – racconta Roberto Paderni – e qui sono dolori. Fermo restando che i proprietari/gestori sono persone civili ed educate, non possono certo passare il loro tempo a riprendere e badare ai loro clienti. Fanno quello che possono, ma la loro figura gli impedisce di diventare i censori dell’educazione e del comportamento altrui”. In questo caso, quindi, macchine in seconda fila, chiasso fino a notte fonda, bottiglie, bicchieri e mozziconi di sigaretta abbandonati ovunque sul marciapiedi e davanti al portone. E il nostro esercente cosa può fare? “Ben poco – prosegue Paderni – perché se il locale è sprovvisto dell’area fumatori è ovvio che si esce a fumare. E non posso neppure far abbassare la voce alle persone e spostare le macchine parcheggiate in seconda fila. Anche nel mio caso il mio ruolo professionale mi impedisce di essere il poliziotto del palazzo”. Lettera raccomandata? Minacce di passare a vie legali? Avvisare i vigili urbani perché esca la pattuglia? Non scherziamo, cerchiamo di essere concreti. Funzionerebbe? E a chi converrebbe? La raccomandata ormai non serve più a nulla, l’avvocato costa parecchio e ben poco può. I vigili sono sempre meno e impegnati in cose, secondo loro, ben più importanti. E allora? “Allora non posso – chiude Paderni – che monitorare i comportamenti e raccogliere i malumori. Cerco di mediare, cucire e ricucire rapporti, ricordo a tutti il regolamento condominiale e dedico parti importanti delle assemblee, ordinarie e se necessario straordinarie, ai rapporti tra le persone e i titolari o gestori del locale oggetto del contendere. E, mi creda, è veramente difficile ottenere qualcosa senza l’aiuto dei singoli e la loro disponibilità”. Anche perché, aggiungiamo noi, i nuovi regolamenti nella maggior parte dei casi non prevedono la retroattività e i controlli sono sporadici e, a volte, compiacenti. Un esempio? Non è affatto detto che chi, poniamo parecchi anni fa, ha aperto un locale senza che ci fosse l’obbligo della canna fumaria debba per forza installarla ora. Ma dall’altra parte della barricata chi c’è e che aria tira?

Opinioni a confronto

Ci siete voi, con il vostro lavoro e le vostre esperienze, e l’aria che si respira è diversa, a seconda delle vostre realtà. “Forse sono andato controcorrente – ci racconta Gianni Gai dell’Osteria del Diavolo di Asti (www.osteriadeldiavolo.it) – ma ho preferito mettere le cose in chiaro e subito. Metto tutto nero su bianco, mi sono presentato ai singoli condomini, partecipo alle riunioni di condominio, non eccedo mai nel volume della musica del locale, rispetto gli orari, ho immediatamente installato una canna fumaria. Insomma, la mia semina, faticosa e costosa e fatta anche di pubbliche relazioni che coltivo di continuo, mi sta dando un buon raccolto”. Più o meno ciò che pensa (e fa) Colomba Ghiglia de Il Ristorantino di Colomba di Ferrara (www.ilristorantinodicolomba.it): “Sarò all’antica, ma mi sono immediatamente messa nei panni degli altri; e così è stato tutto più facile. Che cosa mi darebbe fastidio se nel mio palazzo ci fosse un locale? Partendo da questo semplice ragionamento le nubi si sono dissolte. In 10 anni mai una lamentela, anzi alcuni inquilini del palazzo sono diventati miei amici e ottimi clienti”. Già, il rispetto per il prossimo e per i suoi diritti, senza però ledere i vostri e quelli del vostro lavoro. Sembra facile, però… “Però il mio lavoro fastidio a qualcuno lo dà – ammette Valentina Cannone del Ristorante Da Robertino di Roma (www.ristorantedarobertino.com) – perché ogni tanto trovo dei piccoli segnali e cattiverie che mi fanno capire che non siamo poi tanto graditi. Non ne capisco il motivo, ma più che essere civili e non invasivi non possiamo fare. Cerco di venire incontro alle esigenze dei condomini, ma non è che da parte loro trovi altrettanta disponibilità”. Chiudiamo con un parere che non ci trova particolarmente d’accordo, ma che merita di sicuro di essere riportato: “Siamo diventati i mostri del palazzo – ci dice sconsolato Francesco Mannino del Ristorante Pizzeria Birreria Tacoloco di Palermo (www.tacoloco.it) – perché gli altri condomini sostengono che abbiamo rovinato loro la vita. Secondo loro siamo fonte di rumore fino alle 3 di notte, i fumi provenienti dalla mia cucina invadono i loro appartamenti; insomma siamo l’origine di tutto il male possibile. Ho abolito totalmente la musica nel mio locale, la canna fumaria non ce l’ho perché da noi non è un obbligo, che posso fare di più? Mi hanno fatto causa due volte, in entrambi i casi ho vinto io. Che razza di vita è mai questa?” Si dice che ogni storia ha una sua morale. La nostra ha questa: non esistono regole uguali per tutti (di questo ne scriviamo nel box nella pagina precedente), ma un paio di termini sono comuni a tutti, nel lavoro come nella vita di tutti i giorni; si chiamano rispetto e civiltà.

 

Una selva di regole e tre parole chiave

Abbiamo parlato e scritto di buonsenso, civiltà e rispetto. Pensateci e provateci seriamente a metterli in pratica, perché queste sono le uniche regole fisse in un settore, quello che regolamenta i rapporti tra condomini, che di leggi non ne ha, quasi un far west. Vediamo perché, partendo dall’aspetto legato alle emissioni di fumi (e conseguenti odori): la pertinenza dei regolamenti è dei singoli Comuni, al più può intervenire la Regione; quindi ciò che vale per Torino non è necessariamente applicabile a Catania. A grandi linee lo stesso ragionamento si può applicare anche per la raccolta dei rifiuti. A parte il concetto relativo alla raccolta differenziata, le stesse aziende che se ne occupano passano in giorni e orari diversi, e ognuna di loro vuole che i rifiuti siano messi in un punto piuttosto che in un altro, con conseguente eventuale disagio da parte degli altri condomini del palazzo. Del problema del parcheggio, poi, non parliamo. La struttura di quasi tutte le città italiane non prevede certo un volume di traffico (e quindi di posti disponibili) pari a ciò che circola nei giorni nostri. A tutto questo aggiungete la sempre più diffuse ZTL (e cioè le zone a traffico limitato) e il gioco è fatto. Non vince nessuno e il caos è assicurato. Altro tasto dolente, quello dell’inquinamento acustico. Chi se ne occupa (ARPA) non ha soldi né mezzi per poter monitorare i valori relativi, valori che comunque sono mutabili in virtù dell’isolamento acustico degli appartamenti confinanti e del vostro locale. Avete la possibilità di trasmettere in tv le partite di calcio? Se siete su due piani utilizzate quello inferiore, diversamente isolate acusticamente la sala tv (e prevedetela lontana dall’entrata). Urla in piena notte? Parcheggi in doppia o tripla fila? Ne abbiamo già scritto: non crediate che i vigili escano, salvo casi eccezionali. Sta a voi e alla vostra capacità di educare la clientela, secondo le tre parole chiave di questa inchiesta: buonsenso, civiltà, rispetto. E vedrete che prima o poi, in qualche misura, tutto questo vi premierà.

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Don't have account. Register

Lost Password

Register