Ma che musica maestro!

verga

Qualche mese fa la rubrica Pensieri Vaganti aveva analizzato una tendenza in atto in numerosi pubblici esercizi, che per attrarre nuova clientela o non perdere quella acquisita si ripropongono con formule a volte molto ingegnose. La concorrenza d’altronde non guarda in faccia nessuno, oggi più che mai. Spigolando tra le singole esperienze, c’è però anche chi ha dovuto fare i conti con il vento che è girato improvvisamente e da locale senza problemi si è ritrovato a lavorare in affanno. Il marketing “acchiappaclienti” è diventato quindi una leva di sopravvivenza che non si immaginava dover impugnare. E’ la vicenda di un bar normalissimo, il tipico bar di quartiere, che per arginare il calo improvviso di fatturato dovuto al trasferimento della grande azienda che gli assicurava un bacino di clientela fedele, si è “riformulato” con semplicità e intelligenza. Nulla di pirotecnico e di stravagante. Nessun effetto speciale. Ha solo puntato sulla buona musica e sulla voglia di aggregazione della gente. Il bar in oggetto è il Verga di Milano, che ha investito in un caldo-legnoso restyling e ha predisposto un’area, occupata in genere dai tavolini, che in alcune serate viene occupata dalle band. L’organizzazione degli eventi è stata affidata a un noto musicista milanese, Giovanni Gimpel, che introduce le “vergajam sessions” con il suo gruppo e presenta di seguito altri musicisti che si alternano sulla pedana giusto per il piacere di fare musica. Al Verga va in scena un repertorio classico che spazia tra rock, blues e soul e che ha attratto (il passaparola fa miracoli) una nutrita tribù di nuovi clienti, tra i trenta e i cinquant’anni, che affolla il locale dentro e fuori. Le ”vergajam” di solito si svolgono il venerdì sera, mentre il giovedì Gimpel con la sua chitarra è l’anima di “vergacustico” e rende più armonioso il tipico aperitivo rinforzato alla milanese.

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