Alimenti di gloria

pensieri

Siamo un popolo che vive di “campanilismi”, una genìa di Guelfi e Ghibellini, di Capuleti e Montecchi, di borghi e contrade. Siamo individualisti allo spasimo e anche quando uniamo la forze lo facciamo per lasciare un segno. Uno spaccato dell’Italia più genuinamente competitiva, di un Paese vispo e bonario stile Don Camillo-Peppone, è andato in scena nel corso dei sei mesi di Expo. Sfruttando il tema agroalimentare che ha dato vita alla rassegna, ci siamo tuffati in un vortice di materie prime, tutte vanto nazionale, ma con ambizioni da Guinness. E così il 20 giugno è stata realizzata la pizza più lunga del mondo (1595,45 metri) mentre il 31 luglio sono stati intrecciati circa 25 mila peperoncini calabresi, per un peso complessivo di oltre duecento chili, che hanno dato vita a una collana di 308 metri. Alleanza (atipica) il 18 ottobre lungo il decumano quando Italia e Francia si sono impegnate per la baguette più lunga di tutti i tempi, ben 122,4 metri. Di pane in sandwich con la produzione, in chiusura Expo, del panino dei record, che è stato preparato con la più grande pagnotta di pane di Altamura a Denominazione di origine protetta mai sfornata prima (1,5 quintali per 3 metri), farcita con i migliori salumi Dop della tradizione italiana, dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal culatello di Zibello alla salsiccia di Calabria, fino al salame di Cinta Senese. Fin qui tutto potrebbe sembrare un’esibizione muscolare, da strapaese. Ma ecco il guizzo nazionale che ci rende unici. Ogni record è stato trasformato in porzioni in gran parte donate a organizzazioni di volontariato che si sono rimboccate le maniche per distribuirle a chi soffre ben altri primati.

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