Comunicare con la pizza

Lo abbiamo visto in gennaio, a Milano, tenere una lectio magistralis sulla pizza Margherita nell’ambito di Identità Golose e a fine maggio, tra i protagonisti dell’anteprima napoletana del simposio PizzaUp, illustrare l’utilizzo delle materie prime, del lievito madre e la propria tecnica di lavoro per la preparazione delle pizze. Lui è Gino Sorbillo, titolare della Pizzeria Sorbillo ed erede di una dinastia di pizzaiuoli veraci che vanta un’attività iniziata nel cuore di Napoli negli anni ’30. Sorbillo, 36 anni e grinta da vendere, sforna ogni giorno con la sua squadra circa 1.200 pizze tra pranzo e cena. Un professionista che sta trasformando la pizza napoletana da prodotto nazionalpopolare a piatto di eccellenza della nostra cucina per capacità, tecnica, utilizzo e scelta delle materie prime. Uno dei rappresentanti della tendenza in atto che vede il pizzaiolo orientarsi con sempre maggior determinazione nella direzione dello chef. Ma Gino Sorbillo è anche un abile comunicatore, dote che aggiunge valore ai tanti meriti. Creatività e tempismo le parole chiave, mentre la pizza viene utilizzata come media per dare risalto a eventi di cronaca. Ecco allora la pizza in sostegno di Obama (ottobre 2009) a guisa di bandiera Usa con tanto di fumetto “Vai Obama”, quella per la raccolta fondi in favore degli alluvionati del Veneto nel 2010 oppure quella realizzata in onore del trentennale del film di Troisi Ricomincio da tre (marzo 2011). Non poteva mancare la pizza dei 150 anni, tricolore e a forma d’Italia. Ma Sobillo si è superato per cogliere l’attimo in occasione delle recenti elezioni comunali. Luigi de Magistris non aveva ancora indossato la fascia di Sindaco che la pizza celebrativa era già bella che sfornata.

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