Una ricca cucina povera

cucina povera

Un testo che illustra  – nel vero senso della parola – con ricchezza straordinaria di storia, storie e aneddoti, 50 ricette di cucina povera. Non un manuale di cheap cooking, ma cucina povera davvero, ricchissima di saperi e sapori. Antidoto alla crisi. Il lbro di Andrea PerinLa fame aguzza l’ingegno. Cucina buona in tempi difficili” (Elèuthera, 128 pagg, 12,00 euro) propone 50 ricette provate e gustate, originali, povere davvero perché recuperate dai ‘manuali di difesa alimentare’, con suggerimenti, commenti e consigli di sapori e saperi. Per recuperare una memoria d’Italia che è passata nei piatti, nelle scodelle e nelle pignatte di ferro di ogni famiglia. È un fatto che per le classi subalterne, mettere insieme un pranzo o una cena era l’unico, vero, quotidiano, stringente fattore di sopravvivenza, non una soddisfazione del palato. Dal pane tappo, dalla polenta condita con l’aria della finestra, il mais, le castagne, le patate, con ben poca carne, frutta e verdura, poco fuoco per non sprecare la legna, ecco la realtà. Mentre la cultura medica del tempo spiegava l’impossibilità fisiologica di ciascuna delle due classi di assimilare il cibo dell’altra, sicché il povero, “essendo egli usato mangiar cibi grossi e frutti selvatichi, tosto ch’esso cominciò a gustar di quelle vivande gentili e delicate s’infermò gravemente a morte…”.

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