L’uomo Veronelli

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A otto anni dalla scomparsa di Luigi Veronelli, avvenuta il 29 novembre 2004, è stato presentato il primo libro sul padre (riconoscimento all’unanimità) della cultura materiale italiana in declinazione enogastronomica. “Luigi Veronelli. La vita è troppo breve per bere vini cattivi” di Gian Arturo Rota e Nichi Stefi (Giunti Editore-Slow Food Editore, 320 pagg, 16,50 euro) non è una biografia, piuttosto un’indagine su chi sia stato l’uomo Veronelli. Un giornalista-scrittore che si è occupato di vini e di cibi, ma in modo profondo: dentro ci ha visto di tutto, dall’amore all’amicizia, all’eros, alla libertà, alla bellezza. Un uomo che ha cambiato il mondo dell’enogastronomia. Nel libro di Rota e Stefi, con la prefazione di Carlo Petrini, aneddoti e citazioni (appunti, disegni, parole, molti gustosamente inediti) si intrecciano a riflessioni e cronache, seguendo il filo conduttore di una vita spesa ad assumere le istanze dell’universo contadino e a godere di ogni attimo con pienezza e senso di responsabilità. Un libro-puzzle, a frammenti rigorosamente in ordine alfabetico (l’unica regola mai infranta da Veronelli: esiste l’alfabeto, è così semplice, così chiaro, così condiviso) e ricomponibili attraverso il suo rapporto speciale con il vino, la lettura, la scrittura, la donna, le arti e la filosofia. Libri e trasmissioni televisive, interventi a convegni, improperi, poesie, anagrammi. Tutto convive in questo volume sulla persona di Veronelli che i due autori, a lui tanto contigui, hanno organizzato in modo da far emergere un ritratto esauriente del Veronelli reale, egocentrico e generoso, puntiglioso e permissivo, istintivo e razionale. In una parola, complesso.

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