Copertina mononota

pensiri

Una pizza divisa in quattro spicchi sui quali sono raffigurati Bersani, Berlusconi, Grillo e Monti. Così il quotidiano tedesco “Bild” ha commentato le recenti elezioni politiche svoltesi Italia. Nel luglio del 1977, fu il settimanale “Der Spiegel” a esprimersi sul nostro Paese con l’inquietante copertina che raffigurava un bel piatto di spaghetti su cui era adagiata una pistola. Nel luglio 2011, sempre il periodico di Amburgo ripropose in prima pagina la caricatura del gondoliere Berlusconi alla guida del nostro stivale con tanto di sirenette e ancora il ritrito piatto di spaghetti conditi con revolver. E basta! Anche il detto “Chi disprezza, ama” non ci viene più in soccorso. Siamo annoiati dalla monotonia di questi luoghi comuni. Ma perché certa stampa estera, se proprio vuol prendersi gioco di noi, non cambia soggetto? Siamo celebri nel mondo anche per molte altre discipline, basta sfogliare un testo di Storia dell’arte. Invece si casca sempre sulla gastronomia. Simbolo più appetibile per i lettori? Ma non è affatto un simbolo, è un mercato che ci vede primeggiare e dove siamo campioni riconosciuti. La ristorazione italiana è celebrata nel mondo e le nostre tipicità alimentari sono un vanto nei locali di New York, Tokio, Cape Town, Londra e Berlino. Ogni giorno milioni di clienti entrano in contatto con la cucina italiana e, attraverso i suoi piatti, pizza e spaghetti in testa, con il nostro Paese e il suo modo di intendere la vita. Provate a immaginare la nostra cultura, periodicamente denigrata e derisa, quanti posti di lavoro genera e che volume d’affari produce. Un’inchiesta giornalistica su questo argomento varrebbe sì una copertina.

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