L’uomo invisibile della ristorazione

ValVisent

Ormai è vittima della sua integrità e del successo, una diretta conseguenza. Quando si presenta in pubblico deve farlo da uomo invisibile. E così Valerio Massimo Visintin, critico gastronomico sempre in incognito del Corriere della Sera, in un caldo pomeriggio di giugno è intervenuto con il burqua d’ordinanza alla conferenza stampa per il debutto del suo “Osti sull’orlo di una crisi di nervi” (Terre di mezzo Editore, Milano). In oltre 130 pagine racconta quello che ha vissuto in presa diretta nel mondo della ristorazione e di quanti, tra colleghi e sedicenti tali, gravitano nella sua orbita.
Un’analisi alla Visintin, da giornalista super partes e che quando s’imbatte in vizi e vezzi utilizza il pennino pesante. Uno stile narrativo agile e acuto, affilato come una lama di ceramica. Visintin lo si ama o lo si detesta, basta spigolare tra i commenti di un blog e l’altro per farsene un’idea.
Ma, al di là degli schieramenti di Guelfi e Ghibellini, va detto che ha avuto il merito, non apparendo, di fugare ogni forma di conflitto di interessi. Lavorando nell’ombra permette ai ristoratori di esprimersi secondo natura, senza stress da prova d’esame. E poi va detto che Visintin non è un castigamatti integralista.
Sarà un po’ rigido, ma è onesto e non lesina promozioni anche a pieni voti. Ama la ristorazione in modo viscerale, per questo non fa sconti.
Nè li ricerca.

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