Dove si è fatta la storia della pizza

molino-caputo

La farina storica della  pizza napoletana (oggi Stg) è Molino Caputo. Un’azienda che, della qualità, ha fatto una mission coniugando tradizione, tecnologia e avanguardia anche nella comunicazione.

L’impatto è insolito: per arrivarci dall’aeroporto di Capodichino ci metti una ventina di minuti e il taxi, anziché in periferia, punta verso la città. Arriva in corso San Giovanni a Teduccio, ti scarica davanti a un portone e l’impressione è di aver sbagliato indirizzo. Dopo anni di visite nelle fabbriche della farina, inquietanti mostri produttivi che svettano nella campagna, arrivare a Molino Caputo di Napoli fa un effetto insolito. Perché Molino Caputo è inserito nel contesto della città, da oltre un secolo è la farina ufficiale della pizza napoletana (oggi Stg), ne macina 3 mila quintali al giorno che imbocca le rotte del mondo. Ma quello che più colpisce, entrando al Molino Caputo, non è che subito  trovi gli uffici, la direzione, il magazzino, ma il Laboratorio del Controllo Qualità.

La filosofia della qualità 
“Per noi la qualità è una sorta di ossessione – annota Antimo Caputo, dinamico timoniere di questo impero della farina napoletana -. Produrre la buona farina per la vera pizza napoletana significa un’equilibrata miscela di grani, senza additivi, come un buon vino è un’armonica miscela di uve”. La qualità è talmente una mission per la dinastia Caputo che ci hanno messo due anni per mettere a punto Floreglut, farina senza glutine per celiaci. “Finora queste farine venivano prodotte dalle aziende farmaceutiche, che non hanno cultura del gusto. Con la nostra farina per celiaci si prepara una pizza di cui è quasi impossibile coglierne la differenza”. In parte l’abbiamo già raccontata la storia di Molino Caputo, dei fratelli Carmine ed Eugenio e del figlio di Carmine,  Antimo, ma val sempre la pena dare il giusto merito a chi ha lavorato per la storicità della pizza napoletana, a chi si è impegnato per tenere assieme le due associazioni locali di riferimento (Pizzaiuoli Napoletani e Verace Pizza Napoletana, che fanno capo rispettivamente a Sergio Miccù e Massimo Di Porzio). “Sono entrato in azienda quando venne compilato il primo disciplinare, ho seguito e sostenuto le tappe del riconoscimento ufficiale – sottolinea Antimo -. La storia della pizza napoletana è la mia storia . Nonostante ciò non sono un integralista. La pizza è un piatto globale, sono tutte buone ma quella vera, quella originale è la nostra. Che venga prodotta al trancio, al metro, tradizionale o fritta è un prodotto artigianale semplice e genuino, gustoso, leggero e con le calorie giuste”.

Tradizione e tecnologia
Tempo fa Molino Caputo commissionò a un’università americana un’analisi nutrizionale mettendo a confronto una fetta di pizza americana e una tradizionale napoletana: risultò che la nostra conteneva un quarto di calorie e un decimo di grassi.  Cosa aggiungere dell’azienda Molino Caputo? Che ogni anno organizza un prestigioso concorso per i professionisti, che ha saputo coniugare tradizione e tecnologia, che è sede didattica dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo-Bra (Cn), che ha inaugurato un Centro di formazione professionale e, per chi è lontano e se la cava con Internet, ha aperto un sito interattivo di informazione. Dulcis in fundo, che è stata premiata dal Presidente Napolitano come punta di eccellenza. E quelli del nord sarebbero sempre all’avanguardia…

Da Napoli verso il mondo

È una voce importante quella dell’export nel fatturato di Molino Caputo.  Con le sue farine l’azienda è leader nel mercato degli Stati Uniti, è ai primi posti in Giappone, si sta sempre più aprendo verso quei mercati dove la pizza sta diventando un fenomeno alimentare e commerciale. È prodotto immancabile soprattutto laddove si vuole offrire al cliente la vera pizza napoletana, che solo con farina Caputo è una napoletana autentica.

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Don't have account. Register

Lost Password

Register