La farina prima della farina

molquag

Vighizzolo d’Este (Pd): straordinario viaggio nell’impianto di produzione di Molino Quaglia. Lampi di cronaca di una giornata ricca di emozioni.

 

La farina prima della farina, ovvero un molino visto dall’interno. Non capita tutti i giorni di avere l’opportunità di entrare in quelle enormi costruzioni chi si innalzano fino a grattare il cielo. Sì perché oggi i molini si sviluppano in verticale per agevolare il grano nelle sue numerose corse (verso l’alto e in picchiata) che lo portano a trasformarsi in farina. Un processo che tra puliture, ben tre, e macinazione dura una quarantina di ore, sempre a velocità supersonica. Dati che abbiamo appreso nel corso della visita a Molino Quaglia lo scorso novembre a Vighizzolo d’Este (Pd). In una pausa della quarta edizione di PizzaUp, il primo e unico simposio dedicato alla pizza italiana organizzato nelle aule laboratorio dell’Università della Pizza, con una cinquantina di pizzaioli-simposisti abbiamo infatti intrapreso un viaggio unico. Ci ha accolti nel piazzale antistante l’azienda Andrea Momoli, tecnico del laboratorio analisi, che ci ha raccontato come l’utilizzo delle tecnologie più avanzate e più rispettose della qualità organolettiche dei grani si affianchi al controllo metodico e puntuale del processo produttivo, sempre inquadrato in una visione di lungo termine che tende ad anticipare l’evoluzione del mercato.

 

Viaggio nel futuro

Poi, “incamiciati” di tutto punto, come tanti scolaretti abbiamo seguito il nostro maestro. La prima impressione – condivisa da tutti – è stata quella di essere stati catapultati nel futuro o sul set di “2001: Odissea nello spazio”. Complici i camici, l’ambiente tutto tubi, i contenitori trasparenti da cui si vedeva correre diverse cromie di grano. Risultato? Occhi sgranati e bocche a mezz’asta. Seguendo il grano nel suo rapido e ripido percorso abbiamo preso ascensori e imboccato scale. A ogni sosta ci si sono svelate differenti piattaforme di produzione, quasi installazioni di arte contemporanea. E infine il ritorno alla realtà, anche in questo caso mediato da un’esaltazione dei sensi: affondare le mani nella farina. Una viaggio tra aromi, profumi, colori e tecnologia che per certi versi ha stupito anche gli addetti ai lavori. Tra i commenti più sentiti: “Non avevo idea…” e “Quanto lavoro a monte di un sacco di farina”.

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