La scatola di servizio

Papermill ha realizzato Salvapizza, contenitore per l’asporto che si adatta alle dimensioni del prodotto. Nessuna parte del box, esclusa la base, vi entra in contatto

Apprendista, poi caporeparto, infine responsabile acquisti e clienti in un’azienda operativa nel mercato scatole per pizza. Una carriera iniziata a 15 anni quella intrapresa con successo da Marco Nervo che però, nel 1987, ha creato la sua Papermill. Dopo 24 anni la si può definire una realtà di primo piano nella produzione di scatole per pizza destinate al mercato italiano ed europeo. Esporta in Germania, Svizzera, Spagna, Olanda, Francia, Austria e Romania. Un successo dovuto, fatta salva la passione che Nervo e la sua famiglia infondono nell’impresa, alla qualità premium dei pizza boxes firmati Papermill, cartoni per alimenti e quindi trattati come se fossero tali.

Immagini simbolo
Oltre alle caratteristiche intrinseche dei materiali, punto di forza inderogabile di Papermill, Marco Nervo ha dato fondo soprattutto a creatività e fantasia, istoriando le sue scatole con immagini simbolo, vere e proprie icone di questo accessorio indispensabile per la ristorazione commerciale. Sui milioni di scatole prodotte nello stabilimento di Seggiano di Pioltello (Milano), Papermill ha messo di tutto: i politici italiani, Totò e Aldo Fabrizi, Charlie Chaplin, Peppone e Don Camillo, Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica. Ma è sulla creatività di impresa, di prodotto, che oggi vogliamo puntare i riflettori.

Valore aggiunto
“Abbiamo realizzato una scatola innovativa – sottolinea Nervo -. Si tratta di Salvapizza”. Va segnalato, che questa invenzione di Papermill, ancor prima di essere lanciata ufficialmente sul mercato era già andata a ruba. E così Nervo è dovuto subito correre ai ripari, ristampando. Per lui non è certo un problema, produce 300 mila scatole al giorno. Ma entriamo nei dettagli. “Salvapizza – precisa il titolare dell’azienda milanese – è una scatola semplice, bella, pratica e dal prezzo più che abbordabile. Il valore aggiunto risiede però nella modalità con cui accoglie la pizza. Le alette laterali, oltre a sviluppare un’altezza di 3 cm, sono, come dire, elastiche. Quando il pizzaiolo inserisce la pizza nella scatola, non deve più schiacciarla all’interno, perché le alette si adattano al suo diametro; le fanno spazio. La loro altezza, quando si chiude il coperchio, fa inoltre da distanziale. Da annotare anche un particolare di grande rilievo: il coperchio, sui lati, presenta una superficie di 1,5 cm maggiore rispetto a quella della base; la chiusura è quindi a incastro solo sul fronte. Nessuna parte della scatola entra in contatto la pizza, tranne la base su cui viene adagiata. In questo modo nessuna pizza verrà più massacrata dal contenitore. E, come spesso succede, se al pizzaiolo scappa la mano per quanto riguarda le dimensioni, ci penseranno le alette elastiche e il coperchio a chiusura ermetica, ma senza bordi, ad accogliere con garbo la pizza”. Aggiungiamo noi: Salvapizza, oltretutto, si monta in un attimo. A questo punto, forse, il vero problema per Papermill è soddisfare la domanda.

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